giovedì 20 luglio 2017

Il Palazzo del Consiglio Regionale

Palazzo Consiglio Regionale affacciato sulla via Roma

Della sede necessaria alla Regione Autonoma della Sardegna si cominciò a parlare immediatamente dopo la sua costituzione, nel 1948, ma il lungo e faticoso cammino dello stabile abbraccia diversi decenni fino alla tardiva conclusione del 1988.
Il dibattito sul luogo da scegliere per il nuovo edificio fu estremamente partecipato, mediante proposte e suggerimenti anche strampalati, e si andava dal recupero di palazzi inutilizzati all'identificazione di aree in pieno centro, o al contrario, in luoghi allora ai margini di Cagliari, ma destinati a sviluppo considerevole. Nel frattempo, assessorati ed uffici erano ospitati in immobili disseminati per la città.

Alla fine, la zona prescelta venne indicata nella via Roma e cioè in quell'area dove, fin dal 1936, era stata prevista la sede della Banca d'Italia, e per la quale erano già cominciati gli espropri di quei lotti che alla fine della guerra presentavano il "vantaggio" di essere stati colpiti dalle bombe.
Ingresso Uffici Presidenza

La maggior parte delle altre aree individuate erano però ancora occupate da basse casette ma anche dal palazzo Rossetti, danneggiato in maniera non irreparabile durante la Seconda Guerra Mondiale.

Intanto, il Consiglio Comunale approva in maniera strategica una variante al piano di ricostruzione per il quartiere della Marina, previsto per il triennio che andava dal 1944 al 1947, necessaria per consentire la costruzione della sede del Consiglio Regionale, che certamente si contrapponeva alla regolarità della lunga Palazzata della via Roma.
Ufficio Presidenza

Nel 1959 cominciavano le operazioni di scavo, fermandosi però ripetutamente per la scoperta di cunicoli e di falde acquifere. Queste continue interruzioni ordinate dalla Soprintendenza alle Antichità ne ritardavano sistematicamente i lavori, e spesso lasciavano il cantiere in totale abbandono e desolazione.

Sala Presidenza
La successiva variante del 1972, dovuta alle polemiche sul progetto del palazzo in costruzione, la cui parte retrostante, in prospettiva, avrebbe quasi superato il profilo più alto del Castello, col grande rischio di deturpare in modo irreparabile il panorama della città visto dal porto, non riuscì però a far ripartire i lavori. Occorre arrivare fino al 1983 per un nuovo concorso d'appalto che vede la vittoria di ben dieci progettisti riuniti.

Passarono ben undici lunghi anni quando finalmente si diede di nuovo il via ai lavori per la realizzazione dell'edificio, peraltro ancora contestato sia per le forme in disaccordo con la Palazzata, sia per l'aggravio di traffico e di funzioni in una zona da sempre investita da un eccesso di veicoli e pedoni.

La costruzione odierna, inaugurata nella seduta solenne del 13 dicembre 1988 alla presenza delle più alte cariche civili, militari e religiose dell'isola, si presenta retta da pilastri a sezione triangolare con architrave, ha due corpi paralleli raccordati dal grande corpo centrale che ospita l'aula consiliare (che è coperta da una cupola), e si caratterizza per una facciata ritmata da aperture via via più aggettanti in funzione dell'aumento dell'altezza.

Aula Consiliare
Copre un'area di 3200 metri quadrati per una cubatura di 50000 metri cubi. I sei piani della parte antistante la via Roma sono occupati dagli uffici, nei cinque che invece si affacciano sulla via Cavour si trovano i Gruppi Consiliari e la Biblioteca. L'aula consiliare è al centro dell'intero complesso, "sospesa" sulla via Sardegna, che in tal modo è percorribile dai pedoni senza soluzioni di continuità. I tre corpi sono ovviamente intercomunicanti.

Consiglio Regionale della Sardegna
L'elemento decorativo del palazzo è il granito e ne sono rivestite tutte le pavimentazioni sia interne che esterne. Queste ultime, in particolare, vanno a formare quel caratteristico "lago salato" fortemente voluto da Costantino Nivola per meglio ambientare le sue sculture nel contesto della piazza e del portico della via Roma.
Le sue preziose figure, grandi ali avvolgenti e curvilinee, simboleggianti la maternità, la femminilità pensata come accoglienza, la fertilità, la speranza, e il riscatto, rendono l'area quasi magica. Pregevoli anche le altre statue, metafore tormentate dell'antico contadino o del cittadino che chiede giustizia e buon governo, che ben si integrano con i graffiti che Nivola ha creato in omaggio al suo fraterno amico Salvatore Fancello, valente e sfortunato artista sardo, morto in guerra nel 1941 all'età di venticinque anni.
Corridoio 


Ed è proprio qui che, anche nell'epoca dell'alta tecnologia, sembrano esserci delle finestre sull'ignoto, difficili da spiegare razionalmente.
Corpo centrale Consiglio Regionale, via Sardegna
Certo è arduo a volte pensare che dietro l'angolo di questo mastodontico e moderno edificio possa celarsi un incontro con l'anima di un personaggio vissuto anni e anni addietro. I racconti popolari però ci narrano che questo pezzo della Cagliari antica, martoriata dai bombardamenti del 1943, ospitò per lunghi anni coloro i quali, sfollati nei paesi vicini, erano ritornati in città con la speranza di costruire un nuovo futuro.

E al nuovo guardava anche una giovane vedova di guerra, con tre figli piccoli a carico, e l'anziana e malata madre del marito, morto alla vigilia dell'Armistizio, a cui assistere.
Avevano trovato alloggio in una delle casette che si trovavano nell'area occupata oggi dal palazzo del Consiglio Regionale.
Figura Femminile (Madre) 1987
Nella casa il cibo era sempre scarso e nonostante gli sforzi per trovare un lavoro, era raro che riuscisse a raggranellare qualche soldo per poter comprare il necessario a sfamare la sua famiglia.
Nel piccolo ingresso dell'abitazione, l'unico elemento di arredamento era un comò, dono di nozze, sul quale la ragazza conservava gelosamente una fotografia sbiadita del marito.
Alla mezzanotte della vigilia di natale dell'anno prima della demolizione della casetta, fuori dall'uscio dell'abitazione si sentirono dei passi e tre rapidi tocchi alla porta. Pensando ad uno scherzo, la donna decise però di rimanere a letto, se non altro per sconfiggere il freddo e i crampi della fame.
L'indomani mattina, con un gesto abituale si recò di fronte al comò, e con stupore notò che la foto del marito sembrava meno sbiadita. Aperto il cassetto dove era solita conservare gli scialli, trovò una manciata di monete, una piccola fortuna arrivata da chissà dove.
Graffiti 
Da quella mattina, e per molti giorni a venire, la giovane trovò quella sorpresa nel cassetto, mentre i tre tocchi alla porta si ripetevano quasi ad annunciarla, e l'immagine del marito diventava sempre più nitida.

Con la demolizione della casa la ragazza e la sua famiglia vennero trasferiti, ma si dice che quell'uomo, in divisa da militare, continui a vagare nell'oscurità della notte in prossimità del palazzo del Consiglio Regionale alla ricerca della sua famiglia.
Isolato demolito su cui verrà edificato il palazzo del Consiglio Regionale

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