venerdì 17 marzo 2017

Santi Giorgio e Caterina dei genovesi: la chiesa che non c'è più

Sulla via Giuseppe Manno, a ridosso della via Cima, sorge un anonimo e grigio edificio pensato, fin dalla sua nascita, per diventare un grande complesso commerciale. Ma sono ancora tanti i cagliaritani che hanno scolpita nella memoria, per averla vissuta o solo semplicemente sentita raccontare, la data del 13 maggio 1943.
Quel giorno, infatti, durante la Seconda Guerra Mondiale, la città fu colpita da un durissimo bombardamento alleato: 383 velivoli scaricarono su Cagliari 893 bombe, trasformandola in un cumulo di macerie. Una di quelle bombe centrò e distrusse completamente anche la chiesa dei S.S. MM. Giorgio e Caterina, costruita alla fine del XVI secolo dall'Arciconfraternita dei Genovesi di Cagliari, che sorgeva in Sa Costa, nell'odierna via Manno, proprio dove ora sorge il grande magazzino della catena spagnola Zara.

L'Arciconfraternita dei Santi Martiri Giorgio e Caterina pose la prima pietra per la costruzione della propria chiesa il 27 novembre del 1599 per opera del capomastro Antonio Cani, il quale progettò il tempio con uno schema ad aula, tre cappelle per lato e un ampio presbiterio quadrato.

La prima cappella a destra era dedicata a Santa Caterina da Siena. Al suo interno era presente un quadro della stessa Santa, svenuta fra due angeli, e Gesù che l'assiste. Inoltre vi era anche un simulacro in legno che rappresentava la medesima santa.
La cappella successiva era detta della Vergine di Adamo e nella nicchia costruita completamente in marmo c'erano un grande crocifisso e un altro simulacro di Santa Caterina. Inoltre era presente una statuetta della Vergine col Bambino che veniva custodita in un tabernacolo. La statuetta, molto venerata, era stata trovata in mare da un capitano genovese chiamato Adamo, da cui l'intitolazione. All'interno della cappella venne anche collocato un dipinto che rappresentava un bastimento in lontananza, a memoria del fatto.
La terza cappella infine, era dedicata alla Vergine delle Grazie.

La prima cappella sulla sinistra era dedicata a San Giuseppe, e all'interno della nicchia vi erano la Vergine, Gesù e San Giuseppe in atto di adorazione. Sopra, una corona di Angeli con il Padre Eterno.
La cappella di mezzo era invece dedicata alla Vergine della Misericordia; all'interno dell'edicola c'erano il simulacro della Vergine e una figura in ginocchio di grandezza naturale che rappresentava Antonio Botta genovese.
La terza cappella infine era dedicata a San Bernardo, ma era detta della Vergine della città di Genova poiché vi era stato collocato un quadro della Vergine con il Bambino e una lanterna che illuminava la città genovese.

La chiesa disponeva anche di un organo ed era piena di oggetti preziosi, pitture e affreschi, statue e un gonfalone che veniva portato in processione nel giorno della festa del 25 novembre di ogni anno, e che rappresentava il martirio di Santa Alessandra.

Il tempio, che si presume terminato al suo interno intorno al 1636 venne subito ufficiato dall'Arciconfraternita composta da cittadini genovesi e da sardi figli di genovesi, mentre l'esterno e la facciata vennero completati solo nel 1672, con un elaborato e imponente portale di marmo che si presentava con delle colonne tortili, angeli tubicini e un grande stemma di Genova in mezzo ai grifi rampanti.

Durante il 1800 ci furono lavori che interessarono tutta la chiesa, restauri che proseguirono fino a poco prima che il bombardamento del 1943 distruggesse irrimediabilmente il tempio. I confratelli, tuttavia, non si scoraggiarono e iniziarono a recuperare e conservare tutto ciò che si era salvato dalla distruzione. La conseguenza più inaspettata dell'evento fu però il rinvenimento di una vasta cripta, una cavità sotterranea che si era deciso di chiudere nel lontano 1827 e della quale non era rimasta traccia neppure nella tradizione orale. Queste rovine hanno rivisto la luce durante i lavori per la realizzazione del grigio edificio, ma sono state poi nuovamente seppellite sotto l'attuale palazzone, e forse, dimenticate per sempre.

Dopo l'abbattimento delle ultime pietre rimaste ancora in piedi, vennero fatti parecchi progetti per recuperare l'area, e tra questi c'era anche la ricostruzione di una nuova chiesa. Dopo quindici anni dall'evento drammatico dei bombardamenti però, fu approvata una complessa operazione di permuta con la cessione del diritto di ricostruire la chiesa ai piedi del Monte Urpinu.

Lo spiazio della via Manno invece venne venduto al gruppo La Rinascente che vi costruì il grande magazzino Upim, poi ceduto a Zara.

La nuova chiesa dei Santi Martiri Giorgio e Caterina si portò comunque dietro tutto ciò che era stato salvato dall'originario tempio, e dal 1999 molto di questo materiale è esposto presso il museo dell'Arciconfraternita dei Genovesi. Tra le altre cose, sono presenti lo scudo della Serenissima Repubblica di Genova, sorretto dai due grifi alati e i lampioni in legno dorato, ma anche la piccola statua in corallo raffigurante la Madonna del Mare, che venne ritrovata dal capitano genovese Adamo tra le valve di un mollusco. Il culto di questa piccola statua era molto vivo, ad essa venivano infatti attribuiti parecchi miracoli, e i fedeli, provenienti da diverse parti della Sardegna, si recavano in pellegrinaggio nella chiesa per chiedere una grazia alla Madonnina.

Oggi, nella facciata del nuovo palazzo sorto nella via Manno rimangono solo una lastra che ricorda la chiesa, e poco più avanti, una piccola edicola all'interno della quale è custodito un dipinto della Vergine delle Grazie appartenuto al tempio dei SS. MM. Giorgio e Caterina che non esiste più.

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