giovedì 6 aprile 2017

Il largo Carlo Felice

Il Largo Carlo Felice, ieri

Il largo Carlo Felice oggi è considerato l'ombelico della città moderna, poiché da qui si può comodamente scegliere cosa visitare e come muoversi. Il viale però è una novità sul piano storico di Cagliari perché la città antica, per tantissimi secoli, si è sviluppata dentro se stessa e dentro le sue mura.

Il Largo Carlo Felice, oggi
La strada andò formandosi solo nel 1800 con la demolizione delle grandi mura di difesa del quartiere della Marina che, alte, verticali, e intervallate da alcune torri minori, si snodavano poco più indietro degli attuali palazzi. Le imponenti muraglie merlate, chiamate bastione di San Francesco (delimitato dalla Porta Stampace che immetteva nell'attuale via Manno), bastione di Sant'Agostino (che era all'incirca all'altezza de La Rinascente e che col suo sperone prominente occupava una parte dell'attuale largo, culminando in prossimità del Lungomare New York 11 Settembre) e l'omonima porta posta al principio dell'odierna via Sardegna, immettevano nel quartiere.
Colonna Miliare

La lunga via, che era pertinenza militare, appariva arida e polverosa, e sicuramente aperta e libera per esigenze di difesa. Attorno al XVI secolo però, davanti ai poderosi e massicci bastioni, comparvero una serie di baracche poste perlopiù in prossimità della porta protetta dallo sperone di San Francesco. Si trattava dei commercianti provenienti dal precedente mercatino che secoli prima aveva popolato lo slargo del Balice, ora occupato dal palazzo dell'Università nel quartiere Castello. Questo nuovo mercato era composto da 24 semplici botteghe realizzate in canna, ed erano occupate prevalentemente da rigattieri e pescivendoli.

Nel 1833, l'Ispettore di Sanità e Pulizia della municipalità di Cagliari decise per il riordino della piazza, ordinando l'eliminazione delle baracche fatte di canne e materiali leggeri e facilmente deteriorabili, e la sostituzione delle stesse con botteghe edificate in pietre e mattoni, dotate di banconi di legno. Tutte le botteghe inoltre dovevano essere coperte, distribuite secondo le mercanzie vendute, e separate dalla strada alberata che in quegli anni cominciava a crescere nel largo.
Carlo Felice
Si dovette però attendere il 1844 per vedere scomparire dal panorama cittadino il bastione di San Francesco, e il 1865 per la demolizione di quello di Sant'Agostino. Le botteghe invece restarono, e con il tempo divennero ancora più numerose e pittoresche (anche se continuavano a rimanere prive di igiene).

Lo slargo venne ribattezzato piazza dei Cereali.

Palazzo Costamarras
Lo spiazzo fuori dalle mura era sicuramente ampio anche nei secoli precedenti, ma con la demolizione dei bastioni, e decisi i nuovi allineamenti necessari alla realizzazione dei palazzi che oggi si trovano sulla destra, risalendo il largo Carlo Felice, la strada appariva davvero immensa, tanto che per alcuni era una sorta di piccola boulevard parigina, chiaramente in chiave molto più ridotta visto che il nostro viale, con i suoi 330 metri di lunghezza e i 56 metri di larghezza risulta essere perfino il più corto d'Italia. E benché di pertinenza militare, fin da subito era stata immaginata come una piazza ideale per svolgerci un mercato oltre che individuata come porzione iniziale di una ben più grande circonvallazione della città vecchia, però mai realizzata.

Oggi uscendo da Sa Costa, ossia l'attuale via Manno, ci si ritrova davanti al monumento dedicato al re di Sardegna Carlo Felice. La statua, che è familiare a tutti i cagliaritani perché durante le vittorie della squadra di
Facciata negozio Mango nel Largo Carlo Felice
calcio della città viene vestita di rossoblù, venne completata nel 1833. Era però il 1827 quando gli Stamenti (il Parlamento Sardo) si riunirono in Castello e decisero di erigere un monumento all'ultimo sovrano assoluto dell'isola che nei suoi dieci anni di regno promosse l'istruzione elementare e superiore, riorganizzò il settore sanitario e diede impulso alla lotta contro la delinquenza e il banditismo. Ma Carlo Felice fu anche il sovrano che approvò il progetto dell'ingegner Carbonazzi che ridisegnava il tracciato della strada statale di Cagliari-Sassari-Porto Torres (odierna 131) e che per questo motivo porta il suo nome.

Negozio Mango in via Dettori
I lavori per la realizzazione della statua vennero avviati nel 1829, Gaetano Cima disegnò il basamento e Andrea Galazzi, scultore sassarese, modellò la cera in statua. Fu poi il colonnello d'artiglieria Carlo Boyl di Putifigari che, insieme ai due esperti d'artiglieria Maxia e Castiglia, procede alla fusione. I lavori della scultura terminarono nel 1833, ma dovettero passare ben 27 anni prima che si riuscisse a trovare un luogo dove poterla sistemare.
Si arrivò così alla mattina del 4 aprile 1860 quando i cittadini di Cagliari si svegliarono e trovarono, inconsci del come e del quando, il buon Carlo Felice ritto e silenzioso che faceva la sentinella nella piazza del mercato. Infatti fu proprio l'inizio della zona dove erano ubicate le botteghe del fatiscente bazar all'aperto il luogo scelto per collocare la statua del viceré.

Palazzi nel Largo Carlo Felice
La statua, che poggiava sopra un robusto basamento su cui tuttora ci sono delle epigrafi che raccontano la storia del monumento, venne piazzata proprio nel luogo avviato a diventare un punto nevralgico della più moderna città. Si disse che la scultura avrebbe dovuto indicare l'inizio della strada che dall'attuale piazza Yenne a Cagliari, superate poi Oristano, Macomer e Sassari, doveva sboccare sul mare di Porto Torres. Per questo motivo, nella stessa piazza, il 6 aprile 1822 venne anche sistemata la colonna miliare che segnava l'inizio dei lavori. La statua del viceré dava invece le spalle alle baracche della piazza dei Cereali dove era ubicato il mercato improvvisato, e non guardava il viale ma bensì la piazza san Carlo (odierna piazza Yenne), allora come oggi, un ridente giardinetto, superando immune anche tutti i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, impavida, immobile e sempre con il braccio teso senza tremori mentre attorno crollava tutto.

Sulla sinistra, scendendo verso il porto, alle spalle del monumento dedicato a Carlo Felice oggi c'è un primo nucleo di edifici che risalgono tra la fine del '800 e i primi del '900, ma che hanno davvero poco da raccontare.
Palazzo del MiBact
Però merita qualche attenzione l'ex palazzo Costamarras, un lotto molto particolare costruito nella seconda metà del 1950 come edificio commerciale pluripiano dall'architetto Ubaldo Badas. Il palazzo presenta un piccolo affaccio verso il largo Carlo Felice, e una facciata molto più sviluppata nella sua profondità nella via Dettori, che si addentra verso il quartiere Marina.
Il Badas, visto il prospetto piuttosto ridotto che guarda il largo, non prova nemmeno a disegnare e a confrontarsi con edifici più importanti e per questo motivo realizza una facciata completamente cieca, arricchita però da una serie di decorazioni in ceramica rossa lavorate da Giuseppe Silecchia. Ancora oggi si riesce a percepire qualcosa anche se un discutibile intervento di ristrutturazione ne ha alterato l'idea originale, realizzando un fronte piuttosto anonimo di color cemento.
Ingresso esterno chiesa Sant'Agostino
La facciata più importante che si trova in via Dettori invece è realizzata completamente in vetro e presenta una serie di pensiline che alla fine degli anni '50 doveva sembrare aperta, con grandi illuminazioni e un ascensore interno a vista sulla strada. Oggi il palazzo è occupato dalla catena commerciale "Mango".
Un centinaio di metri più in basso, al civico n.15, si eleva invece un edificio circondato da un muro che presenta un alto zoccolo in pietra squadrata e una parte superiore in mattoncini di laterizio, intervallata da colonne a bugnato. Oltre il portale d'ingresso, con arco a tutto sesto e cancellata in ferro, si accede ad un cortile irregolare antistante l'edificio. Il fabbricato si eleva su due piani oltre il piano terra ed è scandito da una cornice marcapiano con aperture ad arco a tutto sesto o ribassato; alcune sono anche sormontate da cornici sagomate sorrette da mensole e decorate con dei bassorilievi. Il prospetto è concluso in alto da una cornice modanata aggettante.
Il Largo Carlo Felice visto dalla via Roma
L'edificio, che fu costruito nel 1823 lungo la linea delle antiche mura e che anticamente era conosciuto con il nome di "Caserma Sant'Agostino", veniva utilizzato come ospedale militare.
Successivamente, quando nel 1848 i gesuiti vennero cacciati dalla chiesa e dal convento di San Michele di Stampace, il nuovo ospedale militare fu trasferito nell'ex noviziato e la caserma iniziò a svolgere le funzioni per la quale era stata originariamente costruita, ossia alloggio militare. Così, restaurata e ampliata nel 1885, per circa un secolo venne chiamata  "Caserma Monte Grappa" e ospitò il Distretto Militare di Cagliari diventando un punto di riferimento per migliaia di giovani, e non solo. Nei suoi archivi venivano infatti custoditi i fogli matricolari, necessari per il calcolo delle pensioni, e da lì partivano anche le raccomandate per la chiamata alla leva obbligatoria.
Palazzo della Banca d'Italia
Nel 1999 il Distretto venne trasferito nella caserma Carlo Ederle, e l'immobile passò così dal Demanio al Ministero per i beni e le attività culturali. Il 13 maggio 2000 l'edificio è stato dichiarato bene di interesse culturale.

Di fianco al MiBACT si trova l'ingresso posteriore del complesso di Sant'Agostino, il cui prospetto principale si affaccia invece in via Baylle. Oggi dalla sagrestia si può accedere al retro della chiesa ed al cortile che si affaccia sui resti dell'antico mercato civico di Cagliari, demolito nel 1954.

Saltando un vuoto mai riqualificato che ancora oggi si nota davanti alla chiesa, o meglio nel retro del complesso di Sant'Agostino, i due edifici dopo ospitano la Banca d'Italia e la BNL, inaugurati intorno agli anni '60 dopo che il Comune di Cagliari decise di vendere l'intera area dove era sito il primo vero mercato cittadino cagliaritano.

Hotel II Colonne
Le due aree nel 1957 vennero vendute separatamente ai due istituti bancari, i cui edifici dai movimenti moderni, risultano pesanti e fuori luogo rispetto ai palazzi dell'area circostante. Le finestre non hanno più cornici e le facciate si presentano senza ornamenti. Per un certo periodo la BNL ospitò anche gli Uffici Istat di Cagliari, mentre oggi entrambi gli istituti di credito non ricevono più il pubblico, perdendo quindi quella funzione che avevano in origine e che li aveva sempre contraddistinti nel Largo Carlo Felice.

Tutta quest'area che oggi appartiene al complesso di Sant'Agostino e ai due istituti finanziari è ricchissima di preesistenze. In questo angolo di città infatti, durante i lavori per il rifacimento dei marciapiedi e dei sottoservizi, hanno rivisto la luce le rovine dell'antica Karales, la città romana che duemila anni fa aveva il suo epicentro proprio tra le piazze Yenne e del Carmine, ma anche nel largo Carlo Felice. Ed è qui che sono riaffiorate le tracce di strutture murarie, ma anche trincee aperte nel terreno di roccia calcarea. Spicca poi un tramezzo che viene indicato come una possibile porzione del muro di cinta del quartiere Marina. Ma quest'area è davvero ricca di pertinenze relative a diverse epoche, la stessa chiesa di Sant'Agostino venne infatti costruita intramoenia nel luogo dove già sorgevano la chiesa e l'ospedale di san Leonardo di Bagnaria, di origini pisane. Le tracce dell'ospedale risalgono al VI-VII secolo ed era operante dove più o meno ora sorgono i due istituti bancari, quando ancora non era stato eretto il baluardo militare di Sant'Agostino. Il lebbrosario, perché era questa la sua vera funzione, era un luogo cupo e dolente che raccolse per lunghi secoli, ossia fino al '400 e alla costruzione dell'Ospedale Sant'Antonio in Sa Costa, le sofferenze di marinai sbarcati dalle loro navi o di sfortunati abitanti provenienti anche dal contado.
Palazzo La Rinascente

Nel sottosuolo della chiesa sono stati rinvenuti anche importanti resti di epoca romana che in parte si relazionano alle terme, forse da ricollegare alle Thermae Rufinianae, attestate in una iscrizione del 198/208 d.C., scoperte nei livelli inferiori delle fondamenta delle due banche vicine, e che ancora sopravvivono all'interno dei loro cavò,

Posto di fianco allo stabile della BNL si innalza silenzioso uno dei più antichi palazzi fabbricati nella parte sinistra (per chi scende) del Largo Carlo Felice. Edificato per commissione dell'Illustrissimo avvocato Severino Manca, il caseggiato venne costruito nel 1866 e, insieme alla Scala di Ferro, è stato uno tra i primi alberghi della città, e attualmente è anche l'unico sopravvissuto delle strutture ottocentesche. Nel corso dei decenni perseverò nella sua natura ricettiva e, superato il primo conflitto mondiale, cambiò diverse gestioni e proprietà.
Come Albergo Quattro Mori, al primo piano era dotato di un'ampia sala ristorante, mentre sugli altri piani si sviluppavano le circa trenta camere.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale la struttura si trasformò in una pensione a una stella e fino agli anni '90 venne chiamato Hotel Centrale. Nei primi tre piani funzionava come affittacamere, mentre il quarto piano venne affidato prima ad un partito politico e poi si trasformò nella sede dell'Istituto Editoriale dell'Artigianato.
Ritrovamenti Archeologici nel Largo Carlo Felice
Recentemente lo stabile è stato sottoposto ad un'importante opera di recupero strutturale, ed unificati i quattro piani, si è dato vita all'Hotel II Colonne che ha riaperto al pubblico nel 2008.

Il palazzo de La Rinascente infine, oggi rappresenta un po' l'anello di congiunzione tra il Largo Carlo Felice e la via Roma. Prima della sua costruzione però al suo posto vi erano distribuiti piccoli angoli di case che appartenevano ai commercianti e che poggiavano sulle mura che separavano il porto dal quartiere della Marina.

Successivamente, con l'abbattimento della muraglia, in questo ultimo lotto, proprio dove oggi fa angolo La Rinascente, venne costruito un baraccone di legno che conteneva uno dei primi cinema di Cagliari.

Il Largo Carlo Felice si dimostrò fin da subito un'area di servizio, anche se sicuramente non congrua a quello che poteva essere il biglietto di presentazione della città, ma oggi, dopo varie sistemazioni e nuove costruzioni, benché i centri direzionali e finanziari non ricevano più il pubblico e i cinema abbiano smesso di funzionare, il viale, con tutti i suoi moderni negozi è ritornato ad essere un luogo vivace della città e chissà che prima o poi non riesca anche a ritornare una grande piazza come lo era un tempo, senza automobili.


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