martedì 10 ottobre 2017

Chiesa di Sant'Agostino nuovo

Altare Maggiore 

Verso la fine del 1500, sotto il regno di Filippo II di Spagna, la chiesa e il convento di Sant'Agostino "extramuros" furono abbandonati e demoliti per dare luogo ai lavori di ristrutturazione del quartiere Stampace, lavori che avevano la funzione di meglio proteggere i baluardi della città fortificata del Castello e del sottostante e popoloso rione Lapola, prospiciente il porto.
Ingresso principale

La forte tradizione agostiniana, presente a Cagliari fin dai primi secoli del Cristianesimo, convinse però il re Filippo II a costruire una nuova chiesa all'interno del quartiere basso cinto da mura, in sostituzione del vecchio tempio abbattuto e intitolato al Santo africano.

Così, sulle rovine della chiesa e dell'ospedale pisano di San Leonardo di Bagnaria nel quartiere Lapola, tra il 1577 e il 1580 nascono il tempio e l'annesso convento degli eremitani di Sant'Agostino, oggi incorporato nell'attiguo Asilo Marina e Stampace.

La chiesa di Sant'Agostino nuovo, da lungo tempo sottoposta a complessi, faticosi, ma anche affascinanti restauri, rispecchia il gusto classicista diffuso in Sardegna alla fine del Cinquecento e rappresenta il più antico esempio di architettura rinascimentale di Cagliari. 

Fin da subito, il tempio appariva spoglio di marmi, ma abbellito da buone pitture e tappezzerie che lo rendevano gaio e festoso. Ancora oggi, l'ingresso principale, che prospetta sull'attuale via Baylle, si presenta con una facciata molto semplice e un terminale piatto con il portale inquadrato da un arco a tutto sesto, e con una cornice classica retta da paraste su cui si apre un finestrone rettangolare.
Cappella dedicata a Santa Barbara
L'accesso secondario invece, che guarda il Largo Carlo Felice, immette in un cortile adiacente ai resti dell'ex Mercato Civico, da cui si accede direttamente alla sagrestia.

L'interno della chiesa è a pianta a croce greca, con navata unica e volta a botte impiantata su trabeazione decorata a dentelli.
Il braccio a oriente si rileva un po' più allungato degli altri e mostra, sopra l'ingresso, una cantoria sostenuta da un arco abbassato. Ai lati ci sono diversi altari, ospitati in incavi incorniciati da lesene e sormontati da timpani. L'incrocio della navata con transetto è rivestito da una cupola semisferica, sistemata su una cornice dentellata che si collega col tamburo cubico mediante pennacchi conici.

Il presbiterio ha la volta a botte, decorata a cassettoni e rosette, di verosimile ispirazione e abbellimenti tipico del Bramante.

L'altare maggiore è maestoso, in stile barocco, ed è realizzato tutto in legni policromi, ricchi di dorature, così come la statua di Sant'Agostino, risalente al 1500.

All'interno della chiesa è possibile ammirare numerose statue in legno. 

Entrando dall'ingresso principale di via Baylle, a destra si trovano la statua di San Francesco d'Assisi (secolo XVIII; in legno policromo) e la statua di Santa Faustina Martire (prima metà del XVIII; la scultura, in legno policromo, è pensata per essere vestita con abiti di tessuto, e solo le parti visibili di collo, polsi e mani sono stati decorati cromaticamente).

Nella prima nicchia a destra invece si trova la statua di San Nicola da Tolentino (seconda metà del XVIII secolo; di gusto barocco, in legno intagliato e policromato. E' attribuita a Giuseppe Antonio Lonis).

Mentre la seconda nicchia, classicista e probabilmente coeva all'impianto cinquecentesco della chiesa, è incorniciata da un'ordine dorico composto da lesene sormontate da un timpano triangolare. Nel lato interno della lesena sinistra è ricavata una piccola edicola con un catino a valva di conchiglia.

Nella parete di fondo, sotto una nicchia, è alloggiato un busto ligneo del Cristo.

Nella terza nicchia a destra infine si trova la statua di Sant'Agostino (risalente alla seconda metà del XVIII secolo, viene attribuita al Lonis ed è realizzata in legno intagliato, policromato e dorato).

Recentemente, nel braccio destro del transetto è stata rinvenuta una cisterna romana del III secolo d.C., mentre nella parte di fondo del transetto vi è la statua lignea di Santa Monica (di autore sardo, risale agli inizi del XVII secolo).
Accanto, la Madonna Dormiente (del XVIII secolo, policroma con arti e capo lignei uniti da un busto imbottito realizzato in crine dal Lonis), che riprende l'iconografia della Dormitio Virginis, ovvero la credenza che vuole che la Madonna non sia realmente morta, ma solo caduta in un sonno profondo e, quindi, assunta in cielo.

Nella zona presbiterale fa bella mostra l'altra statua di Sant'Agostino, in legno intagliato e policromo estofado de oro (risalente alla prima metà del XVIII).

Accanto, la statua di San Tommaso di Villanova (XVIII secolo), realizzata in legno policromo, su trespolo a cannuga con braccia  snodabili.
Murales nel retro della chiesa

Nella parete di fondo del presbiterio si ammira il bell'altare maggiore ligneo, dorato e in finto marmo. E' suddiviso in tre ordini di cui, quello inferiore, costituito da un basamento decorato da riquadri rettangolari e da quattro gradini dorati in finto marmo verde. Sull'ultimo gradino si imposta la parte centrale suddivisa in tre specchi da quattro colonne tortili dorate sormontate da capitelli corinzi.
In ogni specchio si apre una nicchia cassettonata. 
L'ordine superiore poggia invece su un'architrave modanato e centinato, decorato con dentelli, cornici e girali vegetali. Al centro si apre una finestra circolare raggiata con angeli laterali.

Sempre nella zona presbiterale, sulla sinistra, si trova la statua lignea della Madonna del Buonconsiglio (risalente al XVIII secolo, è realizzata in legno policromo ad intaglio, su trespola a cannuga).
Sacrestia chiesa Sant'Agostino
La statua di San Matteo risale al XVIII secolo.

Nella parete di fondo del transetto, a sinistra si trova invece l'altare ligneo policromo dell'Immacolata, risalente alla prima metà del XVIII secolo.

Proseguendo lungo il braccio sinistro del transetto si trova la statua del Cristo Deposto, del XVIII secolo, realizzato ancora in legno policromo.

Verso l'ingresso, nella terza nicchia della parete sinistra del braccio principale, campeggia l'Altare della Consolazione (o della Cintura), con la statua di Santa Monica, madre di Agostino che risale agli inizi del XVII secolo.

Nella seconda nicchia a sinistra infine è racchiusa la Pala di Santa Barbara, attribuita a Bartolomeo di Castagnola, risalente al 1611.

Ingresso secondario Sant'Agostino
Dalla sagrestia si può accedere al retro della chiesa e al cortile, dove si può ammirare un pregevole "murales" dell'artista Walter Patimo che riporta le vicende salienti legate alla traslazione delle spoglie di Sant'Agostino a Cagliari ad opera dei vescovi africani, tra i quali San Fulgenzio di Ruspe, e una stupenda pagina delle "Confessioni", opera più famosa di Sant'Agostino di Ippona.

Nel sottosuolo della chiesa invece continuano a rinvenire importanti resti di epoca romana che, in parte, si ricollegano con le terme scoperte nei livelli inferiori delle fondamenta della Banca d'Italia.

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