giovedì 9 febbraio 2017

Da via Spano a piazza Martiri d'Italia

Via Giuseppe Mazzini
Attraversando ciò che rimane dell'antica porta del Mare (oggi porta dei Leoni), il quartiere Castello va a fondersi con quello della Marina.
Porta dei Leoni

La porta, costruita nella lunga e robusta cortina che ancora oggi collega il bastione del Balice con lo sperone della Leona, grazie ad una schiera di casette che via via andavano a svilupparsi appoggiandosi alla muraglia, nel XVIII secolo vede nascere la via dei Tornitori, battezzata in questo modo proprio per la presenza delle piccole botteghe dei tornitori del legno. Oggi la via è dedicata al canonico Giovanni Spano, ma tuttora sopravvivono alcune di queste casette, in parte ancora utilizzate come piccoli laboratori artigiani.
Scalette Cappuccine

La strada, non troppo lunga, attraverso le scalette di via Giovanni Spano, delle Cappuccine -che fino ai primi anni '60 ospitavano la S.E.S., ovvero la Società Elettrica Sarda, presente nell'isola fino al subentro dell'Enel- e la via Cima, sbocca nella via Giuseppe Manno, ma facendo un passo indietro, anche la via Giuseppe Mazzini, che si prende attraversando il tornante urbano a sinistra uscendo dalla porta dei Leoni, inizia a digradare in direzione del mare, portando verso il cuore del quartiere Marina.
Via Giuseppe Mazzini

Nella piccola aiuola circolare che accompagna la curva di via Mazzini, nel 1913 venne innalzato un monumento a Giordano Bruno, celebre filoso e teologo. Nell'autunno del 1926 però, in pieno regime fascista, il commissario prefettizio cittadino Cavalier Vittorio Tredici, ne fece rimuovere il busto, voluto dalla cittadinanza e costruito tramite una raccolta fondi, poiché incompatibile con lo stesso regime. Dopo un'aspra polemica che a Cagliari coinvolse massoni, laici e cattolici, il busto dello scultore Bozzano, raffigurato con un viso nobile, severo, pensoso, e con le mani strette sul grande mantello che gli copre il capo, venne sistemato all'intero di un sacco e con un carretto, portato nei locali del vicino rettorato dove, due anni dopo, viene finalmente sistemato nell'atrio dell'università.
Targa commemorativa Giuseppe Dessì
Negli anni '60 fu poi trasferito nei locali della Facoltà di Lettere e Filosofia a "Sa Duchessa", dove è situato ancora oggi, mentre nell'aiuola, al suo posto, si erge una palma.

Sulla sinistra appoggiata alle mura del bastione della Leona, recentemente è stata invece sistemata una epigrafe che ricorda Giuseppe Dessì, solido scrittore di Villacidro che ha contribuito a far conoscere la Sardegna oltre i suoi confini.

Via Giuseppe Mazzini, carrer de Los Plateros come era conosciuta in epoca spagnola, e poi s'arruga de Is Prateris (la via degli argentieri, in tempi più recenti) prima di arrivare in piazza Martiri d'Italia, sulla destra ospita uno strano terrazzo, uno spiazzo su cui, a prima vista, pare ci si debba costruire da un momento all'altro; in realtà è una delle tante tracce lasciate dai bombardamenti del 1943, poiché la ricostruzione avvenuta in seguito interessò solo il piano terra, oggi adibito ad attività commerciale con ingresso in via Manno.

Bottega souvenir via Mazzini
Qualche civico più avanti ospitava invece l'ottocentesca tipografia Monteverde, una piccola bottega che dal 1836 vendeva anche giornali, e per questo ricordata attraverso le memorie storiche come una delle prime edicole di Cagliari.

La via Mazzini, benché breve, fino al XX secolo ha ospitato anche il Consolato dell'Impero Russo e il vice Consolato del Regno di Svezia. Tra i due stabili, posti a sinistra di chi scende la via, stava invece la Società Reduci Patrie Battaglie che radunava i veterani delle Guerre d'Indipendenza.

Palazzo su cui è affissa targa E. Lussu
Ma la strada è ricordata anche per l'agguato avvenuto il 31 ottobre 1926 presso la casa di Emilio Lussu. Lo stesso Lussu, narrerà poi dell'episodio attraverso le pagine del suo capolavoro "Marcia su Roma e dintorni", raccontando che erano appena passate le nove dell'ultima sera di ottobre, quando un amico trafelato lo raggiunge nella sua residenza di piazza Martiri d'Italia per metterlo in guardia da quanto le squadriglie cittadine avevano organizzato. Si trattava di rappresaglie indette contro i maggiori antifascisti della città, comandate in seguito all'attentato di pochi giorni prima, messo in atto da alcuni ribelli di Bologna ai danni del Duce.

Targa commemorativo Emilio Lussu
E' coraggiosa quindi, la reazione del parlamentare sardo che decise, nonostante il vociferare della folla inferocita  lo avesse già raggiunto, di asserragliarsi in casa e armarsi per la difesa, volutamente solo. I fascisti, messi in guardia dallo stesso parlamentare in merito alla sua volontà di difendersi con le armi, decidono allora di disperdersi in tre gruppi, nel tentativo di sorprenderlo. Inutile, però, si rivela la strategia: un giovane cagliaritano morirà di lì a poco.

In seguito al fatto, nonostante un tribunale non ancora del tutto fascistizzato avesse riconosciuto l'attenuante della legittima difesa, Lussu fu condannato all'esilio, dal quale si salvò con un'incredibile evasione. Oggi una targa commemorativa sistemata in piazza Martiri d'Italia, ricorda la data e il luogo della vile aggressione.

Monastero Cappuccine
La via Cima, conosciuta un tempo come via delle Cappuccine, poiché la strada che scendeva fino alla chiesa di Santa Caterina dei genovesi, conduceva e conduce ancora proprio al monastero delle Monache Cappuccine di Clausura, vede la luce nel 1684, dopo quasi 200 anni di "riflessioni" da parte della municipalità, e una serie infinita di polemiche da parte dei commercianti che, nel 1483, si erano trasferiti nel quartiere Marina dal Castello. I bottegai infatti, per riuscire a trasportare le merci più ingombranti nel quartiere alto, o per far muovere i carriaggi, erano costretti a fare avanti e indietro per una ripida scalinata scavata sulla roccia che andava direttamente alla Porta del Mare (o dei Leoni).

In questa elegante strada oggi, all'interno di un bar si può ancora osservare la parete di fondo fatta di roccia, probabilmente proprio quella di bianca pietra forte che caratterizza la città di Cagliari. Nella roccia sono scavate quattro nicchie e in ognuna di queste rimane ancora una sorta di piccola vasca. I proprietari raccontano che probabilmente questo locale era la stalla dei cavalli delle Regie Poste in servizio fino ai primi anni del XX secolo, e che le nicchie con vasca potevano essere le mangiatoie di questi animali.

Monumento piazza Martiri d'Italia
In un piccolo appartamento della via Cima invece, nel 1889 nasce il più diffuso quotidiano della Sardegna: "L'Unione Sarda", situato di fronte alla Tipografia Antonio Timon in cui veniva stampato il giornale. La stamperia, funzionante dal 1817, per quei tempi era all'avanguardia e contava di 30 dipendenti, e lo stabilimento, dotato di macchine di ultima generazione, stampava le più belle e nitide edizioni sarde.
Nel 1891 però inizia il declino della popolare tipografia, e questo coincise con il trasferimento del quotidiano all'interno di una palazzina dell'attuale Viale Regina Margherita, dove prende avvio anche la stampa de L'Unione Sarda. La tipografia Timon, pur essendo stata una delle migliori stamperie italiane e tecnologicamente anche una delle più avanzate, senza le commesse del più importante quotidiano sardo fu lasciata in stato di quasi abbandono imprenditoriale: i macchinari se non erano divenuti antiquati, erano lasciati a se stessi, e non vi era da parte dei proprietari nessun interesse a portare migliorie. Molti anni dopo, parecchi macchinari e mobili della tipografia Timon verranno acquistati da L'Unione Sarda e ora fanno parte della collezione storica del tipografo Mariano Deidda.

La via Giuseppe Manno invece inizia da uno slargo che oggi ospita piazza Martiri d'Italia, ma che nel XVI secolo faceva ancora parte della via Sant'Antonio poiché,  fu solo l'edificazione successiva delle abitazioni appoggiate ai bastioni e di altre erette sulla strada di chi scende, che consentì di ottenere una strettoia che fu chiamata Plazuela de la Marina, ovvero l'attuale piazza Martiri d'Italia.

Monumento piazza Martiri d'Italia
Nello stesso sito, la Porta des Llesques, costruita nel lontano 1562, controllava l'accesso all'intero quartiere separandolo da Villanova. La stessa porta poi, prima di essere demolita nel 1874, poiché ormai abbandonata, prende invece il nome di Porta Sa Costa, per diventare infine porta Villanova.

Nei pressi della piccola piazza Martiri d'Italia vi era anche la tipografia del "Corriere di Sardegna", che fu però devastata dai fascisti, convinti dall'alto della loro cultura occidentale che fosse questo un efficace modo per esprimere dissenso... ma nella stessa piazzetta, fortunatamente sopravvive ancora oggi il monumento dedicato alle vittime sarde delle Guerre d'Indipendenza, benché nel 1934 la stele venne trasferita nel parco delle Rimembranze di via Sonnino per far posto a dei parcheggi.

Rudere porta Villanova
Il monumento, realizzato dallo scultore Giuseppe Sartorio e inaugurato il 18 agosto 1886, dopo anni di battaglie con l'amministrazione comunale, ritornò nella sua collocazione originaria solo nel 1994, dopo ben 60 anni di lotte fatte per mezzo di carte bollate.
L'opera ha l'aspetto di un obelisco a base quadrata, è sormontato da una corona di alloro e decorato alla base da fucili, cannoni e altri oggetti di uso bellico.
Sui quattro lati sono riportate le date e i luoghi delle principali battaglie risorgimentali, oltre ai nomi dei soldati sardi che sacrificarono la propria vita per la nobile causa dell'Unità Nazionale. Anteriormente invece, sono visibili la bandiera italiana ed il ritratto di Vittorio Emanuele II, primo sovrano dell'Unità d'Italia, che governò dal 1861 al 1878.

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