martedì 5 dicembre 2017

Via Napoli e l'area del Santo Sepolcro

Chiesa del Santo Sepolcro

La via Napoli, che parte dalla solare via Roma, sembra quasi uno stretto sentiero che sale diritto e deciso verso le rocche del quartiere Castello, lasciandosi alle spalle un baluginare di bianco e d'azzurro.


Via Napoli
La strada però, all'incrocio con la via Cavour assume l'andamento sinuoso progettato dai pisani e, dopo un'incredibile strettoia, si conclude d'un colpo allargandosi nella piazza San Sepolcro.

La via è antica e, nell'impianto attuale, risale al periodo catalano del XIV secolo, nato per costruire il nuovo asse viario del quartiere che ripartiva dal porto. Antiche documentazioni datate 1618 però, ci raccontano solo che alla sua nascita la strada era conosciuta come Carrer de las Moras e che solo alla fine degli anni Venti del Novecento fu poi ribattezzata via Napoli.

Piazza San Sepolcro si presenta invece come uno spazio chiuso sui quattro lati e, sul fondale a settentrione, ospita la chiesa omonima, accanto alla quale poi si scorgono le scalette di Sant'Antonio che conducono alla via Giuseppe Manno. Sul lato a oriente un edificio chiude l'angolo, mentre posto di fronte si trova un ostello.

Antiche testimonianze, non suffragate da dati certi, fissano in quest'area, nel corso del Medioevo, la presenza di una precettoria dei Templari, costruita su un più antico monastero risalente al VI secolo. La commenda sarebbe stata però distrutta dai Saraceni, e l'esistenza dell'Ordine a Cagliari dissolta come se qualcuno, a posteriori, avesse voluto cancellare le loro tracce all'indomani della soppressione dell'Ordine.

Eppure, se si leggono bene le fonti, appare evidente che anche qui, a cavallo tra il XII e il XIII secolo, esistessero milites ben inquadrati nella società urbana della Cagliari medievale, poiché si ipotizza che fossero di loro pertinenza tutte quelle chiese, abbazie, terreni con annessi e connessi, successivamente passati in mano a camaldolesi, francescani e ospedalieri. Un dominio davvero esteso che fece gola a molti e che portò, nel 1307, il re francese Filippo il Bello a sopprimere l'Ordine dei Templari con l'intento di incamerarne il tesoro.

Vecchio ingresso alla chiesa
Oggi, tuttavia, non rimane nessuna traccia di tale supposta precedente occupazione del luogo, ma a prescindere da questo, la zona è sempre stata di grande importanza per la città, anche perché qui, a partire dal XIII secolo, proprio nel fabbricato a cavallo con le scalette, si sviluppò l'Ospedale di Sant'Antonio, l'unico ospizio pubblico dell'epoca.

Ai primi del '500 in quest'area si installò una congregazione di pii cittadini, dediti alla sepoltura dei più bisognosi. Abitavano all'interno di una grotta naturale che successivamente venne trasformata in oratorio. Nel 1564 poi, il vecchio tempietto venne sostituito da un edificio molto più grande e quelli che un tempo erano solo dei pii cittadini, diventarono l'Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso dell'Adorazione e della Morte.

L'unico scopo dell'Arciconfraternita era quello di dare conforto e una degna sepoltura agli indigenti. I poveri venivano inumati nella piazza antistante il nuovo tempio, consacrato nel 1583 con lo spargimento della terra proveniente dai luoghi santi di Roma (da qui si presume anche l'intitolazione dell'area), oltre che all'interno della cripta che è stata riportata alla luce solo nel 1992, e che oggi si può ammirare all'interno della chiesa.

La cripta infatti era in realtà un ossario di vaste proporzioni, che si presume raggiunse l'apice del suo utilizzo in quei periodi che videro Cagliari squassata da pestilenze, carestie e guerre.

Piazza San Sepolcro lato destro
I confratelli, che pietosamente caricavano i defunti, indigenti o abbandonati, in carretti che richiamano alla memoria le bellissime pagine della peste manzoniana, rappresentavano un servizio indispensabile per tutti coloro, ed erano tanti a quei tempi, che non potevano permettersi sepolcri e riti funerari.

La piazza della cripta venne congestionata durante la grande peste del 1652-1656, ma non è improbabile che già da tempo si utilizzasse per inumarvi anche i degenti deceduti nel vicino ospedale di Sant'Antonio.
Piazza San Sepolcro lato sinistro
Il cimitero terminò la sua funzione nel 1804, quando l'editto napoleonico proibì le sepolture nelle chiese, e per quanto la faccenda non riguardasse giuridicamente l'isola, si era avviato anche in Sardegna un cambio di mentalità. Nel 1829, mentre nasceva il Cimitero di Bonaria, in piazza San Sepolcro si provvedeva a ribassare di due metri il piano di calpestio, e a trasferire la terra e i suoi dolenti reperti nel cripta fino a riempirla e a farla sparire per quasi due secoli anche dalla memoria dei cagliaritani.

Piazza San Sepolcro fronte chiesa
Durante il XX secolo la chiesa attraversò diversi momenti critici. Nel 1998 poi, dopo un periodo di totale abbandono, venne finalmente riaperta al culto e ai curiosi.

Nel corso degli ultimi secoli la chiesa del Santo Sepolcro e l'annesso ospedale di Sant'Antonio, in parte andato distrutto o modificato nella sua disposizione d'uso, sorgevano a poca distanza da uno dei tanti luoghi di sepoltura cittadini, e la stessa zona è tuttora un susseguirsi di gallerie e camminamenti sotterranei, scavati dall'uomo fin dal 200 a.C..
Laboratorio artigiano via Napoli
Alcune testimonianze parlano ancora di un monaco, vestito con un mantello bianco, che attraverserebbe la piazza durante le notti di luna piena per andare a nascondersi in prossimità del transetto di sinistra della Chiesa. Con il ritrovamento della camera sotterranea all'interno del tempio, questa scoperta ha alimentato le leggende su misteriose apparizioni di monaci vestiti di bianco: i templari, infatti, erano soliti custodire reliquie e oggetti preziosi all'interno di camere scavate al di sotto dei propri possedimenti, e si racconta che questi fantasmi si recherebbero, durante queste notti, proprio a cercare i tesori ancora custoditi nella cappella sotterranea..

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